Un Melograno per tornare a vivere

L'accoglienza e l'inclusione dei condannati in regimi alternativi al carcere

Mi integro, socializzo, mi formo

A Firenze, in un grande appartamento della Diaconia valdese fiorentina, da ottobre 2013 è attiva la Casa del Melograno, la casa famiglia dedicata all’accoglienza temporanea e all’accompagnamento sociale educativo e lavorativo di persone in permesso premio dal carcere, in misura alternativa al carcere, agli arresti domiciliari o in affidamento in prova al servizio sociale.

Ci sono 8 posti e sono riservati a persone in affidamento in prova ai servizi sociali e in detenzione domiciliare e 2 posti sono dedicati a persone in permesso premio dal carcere. Permesso premio dal carcere significa che gli ospiti possono stare dalla notte a massimo 10-15 giorni.

Dalla sua nascita ci sono passate finora 17 persone, 10 in misura alternativa e 7 in permesso premio.

Quindi in tutto ha 10 posti letto e ad oggi (febbraio 2015) ci vivono 6 persone, tutti maschi perché la struttura, a differenza della vicina e più recente Casa Giunia [link al report Casa Giunia], è solo per un’utenza maschile. Ce la siamo fatta raccontare da Mara Ceccatelli, assistente sociale al Melograno.

Le misure di sconto della pena alternative al carcere sono nate nel 1975 con la legge 354, poi ampliate dalla legge Gozzini del 1986 (n.663) e dalla Simone-Saraceni del 1998 con la legge n.165.

Grazie a queste leggi si può abbassare la recidiva di coloro che tornano a delinquere dopo la pena dal 75% di quelli che escono dal carcere al 20% di coloro che usufruiscono di misure alternative. Secondo uno studio lo Stato italiano potrebbe risparmiare oltre 250 milioni di euro se abbassasse il sovraffollamento carcerario e incrementasse le misure alternative delle quali ogni anno usufruiscono circa 30 mila persone su quasi 54 mila carcerati (dati al 28 febbraio 2015, fonte Ministero della Giustizia).

Un rapporto dell’Istat del 2011 dimostra che il numero di beneficiari di misure alternative nel resto dell’Europa è doppio rispetto ai detenuti. L’Italia ha un tasso di detenzione più basso di altri paesi europei (ma di sovraffollamento tra i più alti, come dimostra un dossier dell’Osservatorio Antigone, anch’essa in parte finanziata dall’otto per mille valdese) e ricorre meno alle misure alternative al carcere: nel 2010 in Italia c’erano 30,5 soggetti in misura alternativa per 100.000 abitanti contro i 199,2 (per 100.000 abitanti) della media europea. In Francia nel 2010, a fronte di 59.856 detenuti in carcere, i soggetti in esecuzione penale esterna erano 173.022 e nel Regno Unito, a fronte di 81.627 detenuti, i soggetti in misura alternativa 237.507.

Ma cosa distingue il Melograno da altre strutture del genere? Da altre case-famiglie per detenuti in misure alternative?

La particolarità del Melograno è la finalità dell’autogestione dell’ospite. Gli ospiti non vengono seguiti 24 ore su 24 come in altre strutture ma con due operatrici part time. Le regole non sono così restrittive come in altri contesti omologhi e la sorveglianza è volutamente meno invadente, in modo che l’autogestione sia la precondizione alla piena e futura libertà e il reinserimento sociale meno complicato.

Tornare a vivere

Le storie di molte persone che possono tornare a vivere una vita piena di soddisfazioni e gratificazioni inizia anche così. Con un colloquio di primo ingresso in cui si mette per iscritto una sorta di curriculum europeo per conoscere competenze, passioni e attitudini della persona.

Quindi il Melograno non è una mera accoglienza notturna o diurna ma ha un valenza inclusiva e socio-educativa che sono le sue particolarità e finalità. Le operatrici prendono contatti con le realtà del territorio per trovare opportunità formative e lavorative per gli ospiti. Il fatto di avere colloqui individuali e seguire individualmente gli ospiti permette di conoscere le loro attitudini, volontà, desideri e talenti che possono indirizzarli in un percorso migliore.

In questo momento un ospite è stato iscritto a un corso di HACCP, la fondamentale certificazione obbligatoria in materia di igiene alimentare, indispensabile per chi lavora nella ristorazione o nel commercio alimentare, e quando la otterrà, potrebbe lavorare nel settore.

In questo anno di vita del Melograno, gli ospiti hanno seguito gratuitamente corsi di lingua e professionali. Statisticamente le persone in esecuzione penale trovano lavoro più sovente nella manutenzione del verde e nella ristorazione. Al Melograno è l’ospite che esprime quali sono le sue volontà di formazione o impiego e in quali settori e ambiti preferisce realizzarsi. E si parte dalle sue volontà e attitudini per cercargli il lavoro e la formazione più adatta a lui.

Il rapporto col Centro per l’Impiego è ottimo ma poi sta molto all’ospite attivarsi e portare avanti il suo percorso con serietà e determinazione. In ogni caso chi esce dal Melograno lo fa almeno con un attestato conseguito e quindi con un valore aggiunto.

Sempre in merito alla responsabilizzazione dell’ospite, una volta iniziato il contatto col Centro dell’Impiego è poi lui che si relaziona e porta avanti autonomamente il suo percorso, anche perché il sistema carcerario in Italia tende ancora troppo a delegare e a non responsabilizzare.


Costretti, ma liberi. Una convivenza responsabilizzante

Le 17 persone che finora sono transitate dal Melograno sono molto diverse fra loro innanzitutto per l’età, che è stata tra i 21 e i 64 anni, per i vissuti personali e per provenienza geografica: Bosnia, Turchia, Marocco, Mauritius, Italia. Si tratta di uomini con difficoltà e problematiche differenti l’uno dall’altro a seconda delle risorse, della lingua, delle relazioni familiari e sociali, e della mancanza di documenti.

La permanenza nella struttura può variare dai 6 ai 18 mesi. Con i quattro istituti penitenziari di riferimento di Firenze, Prato e Pistoia e con gli uffici esecuzione penale esterna si è creato un rapporto positivo ma in molti casi incerto per l’insufficiente conoscenza dei detenuti e per l’incertezza dei tempi di decisione.

Dal “non luogo” alla culla del Rinascimento

Il Melograno si trova in via Milazzo 5 a Firenze in uno stabile della Diaconia Valdese Fiorentina, nella zona residenziale della città, ottimamente servita per quanto riguarda infrastrutture e servizi. Gli ospiti che vi abitano provengono dagli Istituti penitenziari dell’Area vasta: il Nuovo Complesso Penitenziario di Sollicciano, le Case Circondariali Mario Gozzini sempre a Firenze, quelle di Prato e Pistoia e dall’area penale esterna, ovvero le persone che non passano dal carcere. In Toscana ci sono 18 istituti penitenziari, tra piccole e medie dimensioni per un totale di 3.278 (dati al 28 febbraio 2015, fonte Ministero della Giustizia) detenuti di cui circa il 50% straniero.

La Casa del Melograno è parte del Progetto Area Carceri della Diaconia Valdese Fiorentina, ed è suddiviso in due sottoprogetti, entrambi situati nello stesso stabile. Accanto alla struttura di accoglienza è infatti in fase di realizzazione una piccola area destinata ad ospitare detenuti (di sesso sia maschile sia femminile) con famiglia al seguito.

Intorno alla Casa del Melograno è cresciuta l’informazione delle chiese evangeliche di Firenze sul problema del carcere, con la creazione di un gruppo specifico interdenominazionale. Sono stati creati rapporti con l’associazionismo e con il terzo settore costituendo una rete locale utile per uno scambio di conoscenze e di solidarietà. L’Otto per mille della Chiesa valdese ha permesso di prestare assistenza a una tipologia di persone marginali per le quali lo Stato non stanzia le risorse necessarie al positivo reinserimento nella società. Si tratta quindi anche di una testimonianza e di un invito alle autorità ad essere coerenti con le leggi, spesso avanzate, ma inapplicate. L’Otto per mille ha lanciato questo progetto pilota per tre anni dopodiché si cercherà di trovare risorse con gli enti locali, Regione e Comune di Firenze con dei posti per esempio in convenzione.

Dei diritti e delle pene

Scriveva Roberto Davide Papini su Riforma (n.39 2013), il settimanale delle chiese battiste, metodiste e valdesi, in occasione dell’inaugurazione del Melograno e del convegno sulla situazione carceraria in Italia «“Sul carcere si fa molta retorica, negli ultimi vent’anni si sono fatte solo tante parole” ha dichiarato Antonietta Fiorillo, presidente del Tribunale di sorveglianza di Firenze al convegno per l’inaugurazione del Melograno […] “Lo Stato deve offrire a chi ha rotto il patto sociale, violando la legge, delle possibilità per rientrare in società».

Il convegno dal titolo «Dei diritti e delle pene», richiamava il famoso testo di Cesare Beccaria Dei delitti e delle pene e faceva emergere che «lo Stato, invece di offrire sicurezza alla società e possibilità di reinserimento a chi ha sbagliato, lascia i detenuti in condizioni di vita al di sotto della soglia minima […] e tiene le persone rinchiuse per 22 ore al giorno, generando rabbia e non sicurezza».

L’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva mandato un messaggio alle Camere nel 2013 per denunciare la «mortificante incapacità» di garantire i diritti dei carcerati e invitava Governo e Parlamento ad agire con urgenza per rispettare quanto prescrive la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo che all’inizio di quell’anno aveva multato l’Italia per il sovraffollamento carcerario.

Nel frattempo, in attesa dello Stato, ci pensano le associazioni, il volontariato e i fondi dell’Otto per mille valdese a sopperire a una grave mancanza costituzionale.

Questo reportage è a cura dell’Associazione Culturale Francesco Lo Bue/Radio Beckwith Evangelica .

Pubblicato a marzo 2015.

Tutti i materiali prodotti sono di proprietà dell’Ufficio Otto per Mille della Tavola Valdese.