Il recupero sociale dei carcerati

L'esempio fiorentino dell'indipendenza abitativa

Dare un’opportunità alle ultime

Casa Giunia è il progetto promosso dalla Chiesa battista di Firenze in collaborazione con l’associazione di donne Punto di Partenza ed è stato inaugurato giovedì 4 dicembre. La Casa si trova in borgo Ognissanti 4/6 nei locali sopra la chiesa battista fiorentina ed è omologa alla Casa del Melograno la struttura della Diaconia valdese fiorentina che ospita detenuti maschili in permesso premio e persone in misura alternativa al carcere.

Casa Giunia è un progetto per il reinserimento sociale per donne detenute in fine pena o uscite da poco dal carcere. È stato pensato a partire dal lavoro che i ministri e le ministre, i diaconi e le diacone della Chiesa battista di Firenze hanno avviato dal 2012 nel carcere cittadino di Sollicciano dove ci sono due sezioni femminili, una penale e una giudiziaria. Sollicciano è in via Minervini 2 quasi al confine con Scandicci, 30 anni fa il carcere era alle Murate.

Per Susanna e suo marito, la necessità di aiutare il prossimo e in particolar modo i più disagiati nella società italiana, le persone uscite da carcere che con così tanta difficoltà riescono a reinserirsi nel tessuto sociale e lavorativo è stato immediatamente una missione e una ragione di vita, coerente con la loro professione e mandato diaconale.

Una casa per le donne

«Casa Giunia è nata perché a Firenze non esistono luoghi che possano dare un’alternativa al carcere alle donne detenute, a parte qualche posto in istituti di suore» spiega Susanna Enriques, diacona battista fiorentina dell’associazione Punto di Partenza.

Punto di Partenza ha presentato due progetti, uno all’otto per mille valdese e l’altro alla Regione Toscana. Ma dall’ente pubblico non sono arrivati i fondi.

Con le nuove norme è possibile uscire dal carcere negli ultimi anni di detenzione, in alcuni casi addirittura usufruire di “misure alternative” al carcere sin dall’inizio della pena. Purché ci sia una struttura adeguata e in qualche modo “protetta”. Proprio l’assenza di tali strutture in una città come Firenze ha indotto la Chiesa battista di Firenze e l’associazione Punto di Partenza a istituirne e realizzarne una chiedendo aiuto all’Otto per mille valdese con un finanziamento di 50.000 euro nel 2013 e uno di 60.000 nel 2014.

“Vogliamo dare un’altra possibilità alle donne, fare in modo che possano reiniziare una vita diversa”.

Casa Giunia può ospitare fino a 6 donne, di cui cinque a fine pena uscite dal carcere e una in detenzione alternativa al carcere.

Ma la casa non è un albergo.

Il punto di arrivo di un lavoro di volontariato lungo 15 anni

L’idea di poter realizzare questa casa ci è venuta quando nel 2013 il Sinodo valdese ha lanciato un appello per risolvere la drammatica situazione di sovraffollamento nelle carceri italiane, situazione al momento leggermente migliorata

L’associazione Punto di Partenza, è formata dalla pastora battista di Firenze Anna Maffei, dalla diacona Susanna Enriques, da un altro ministro di culto italo-brasiliana, Karin, che segue soprattutto le persone transessuali, che sono in gran parte di lingua portoghese. Loro tre, figure femminili, seguiranno le donne di Casa Giunia dal punto di vista spirituale. Ci sono poi figure professionali, assistenti sociali e psicologhe che collaborano con l’associazione su base volontaria, anche per mancanza di fondi, come Mercedes Frias, ex parlamentare e europarlamentare.

Il carcere è molto peggio di quello che si possa pensare.

Lo Stato italiano da anni tradisce la sua Costituzione. I detenuti per la Costituzione dovrebbero seguire un programma di riabilitazione, ma , per scelta o volontà di mancanza di fondi, questo non viene fatto.

Susanna e suo marito decidono allora di mettersi a disposizione per provare a invertire questa condizione.

Un nome, un destino

Il nome di casa Giunia nasce dalla Bibbia. Giunia è il nome di una donna citata da Paolo nei saluti finali della lettera ai Romani, capitolo 16:

“Salutate Andronico e Giunia, miei parenti e compagni di prigionia, i quali si sono segnalati fra gli apostoli” (Romani 16,7).

Giunia è stata in carcere con Paolo, ma non solo: è anche una apostola, l’unica figura femminile ad essere chiamata esplicitamente con questo titolo in tutto il Nuovo Testamento. «Giunia è detenuta e apostola e intitolando a lei la Casa abbiamo voluto dare visibilità a una delle tante donne cristiane la cui memoria, per troppi secoli, è stata “messa in un cassetto” e a tutte quelle donne oggi in catene per la propria fede» spiega la pastora battista Anna Maffei.

Del progetto, presentato dall’Associazione di donne native e immigrate Punto di partenza la chiesa battista di Firenze è partner e ha messo a disposizione parte dei suoi locali al secondo piano dell’edificio dov’è presente la chiesa. L’alloggio di circa 50 metri quadrati è composto da tre stanze da letto, un salotto e una cucina, è stato interamente ristrutturato per ospitare fino a sei donne.

Tutta la progettazione è stata portata avanti da un gruppo di volontarie dell’associazione e della chiesa e il coordinamento è stato affidato a Mercedes Frias. Quando la struttura sarà pienamente operativa ci sarà la possibilità di assumere un’operatrice a tempo parziale.

Ma gran parte del lavoro sarà svolto volontariamente da persone che si sono rese disponibili e che esprimono varie professionalità, dall’assistente sociale all’educatrice, dalla psicologa alla formatrice nel campo della ristorazione.

Il progetto non si prefigge solo di dare accoglienza ma di orientare in un percorso di accompagnamento che aiuti a uscire dalla marginalità e riprogettare la propria vita. In questi percorsi di reinserimento sociale si utilizzeranno tutte le risorse presenti sul territorio con cui si fa rete.

Casa Giunia potrà offrire tutto questo. Potrà dare un’opportunità, la possibilità di un’altra vita alle donne che escono dal carcere e che, quando escono, non hanno una famiglia o un contesto che possa accoglierle o aiutarle a reinserisi nella società. Ci proverà Casa Giunia, nel cuore di Firenze, adempiendo al dovere costituzionale di reinserimento dei condannati, e in questo caso particolare delle condannate.

Questo reportage è a cura dell’Associazione Culturale Francesco Lo Bue/Radio Beckwith Evangelica .

Pubblicato a marzo 2015.

Tutti i materiali prodotti sono di proprietà dell’Ufficio Otto per Mille della Tavola Valdese.