Andata e ritorno

In effetti le testimonianze storiche dicono che uno strumento, simile in realtà più a una zampogna che a una cornamusa, fosse parte della tradizione pastorale e contadina palestinese, ma da questo punto in poi le voci, anche un po’ contraddittorie, rendono difficile capire qualcosa di più.
Secondo Mahmoud Al-Joumaa, detto Abu Wassim, coordinatore della Ong Beit Atfal Assumoud per l’area sud del Libano, questo antico strumento si suonava in Palestina “da sempre”, ma venne portato via durante le Crociate, poi caduto in disuso in Medio Oriente e infine reintrodotto con il Mandato britannico della Palestina a partire dal 1920. Che questa dinamica di uscita, abbandono e rientro sia precisa, o che sia solamente utile per poter mantenere una memoria storica semplice da raccontare e spiegare, rimane il fatto che in un qualche momento dopo la fine dell’occupazione israeliana degli anni Novanta, alcune famiglie libanesi donarono alcune vecchie cornamuse proprio ad Abu Wassim.

«Inizialmente – racconta Olga Ambrosanio, presidente e fondatrice dell’associazione italiana Ulaia, che coordina i progetti musicali a Bourj al Shamali – chi suonava si costruiva le ance, che servono per incanalare il suono dentro lo strumento, con le cannucce delle bibite, e tante volte ci si faceva anche male, ma si continuava ad adattare questi vecchi strumenti».

Questo reportage è a cura dell’Associazione Culturale Francesco Lo Bue/Radio Beckwith Evangelica .

Pubblicato a marzo 2016.

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