Una rete tra i palazzi

La Casa delle Culture, il cielo e la città

Nuvole in corsa in un attimo che, passerà
Subsonica


Le nuvole, qui a Scicli, corrono in fretta. Si trasformano e non lasciano il tempo agli occhi di abituarsi a una forma, creandone subito un’altra. Rapide, viaggiano sopra di noi, raccontano del tempo che passa e delle cose che cambiano. Negli ultimi anni anche la città, sotto le nuvole, è cambiata. Con i suoi 27 mila abitanti ha vissuto di agricoltura fino a quando la crisi del settore ha reso complicato aggiornare queste abitudini secolari. Ma nel 2002, grazie all’architettura barocca, Scicli diventa patrimonio dell’Unesco insieme ad altre città della Sicilia sud orientale, e contestualmente si riscopre turistica. Alcune serie televisive di successo fanno riconoscere le strade a curiosi e appassionati e potenziano l’attrazione per i turisti, preparando Scicli a una nuova trasformazione verso un turismo fatto di piccoli alberghi diffusi, di ostelli e Bed&breakfast, di imprenditoria giovanile e di spazi a misura di persona.

Negli ultimi decenni Scicli si misura con l’accoglienza, non solo di turisti, ma anche dei migranti che nel tempo sono arrivati sulle coste della Sicilia. Dalla Tunisia o dal Marocco, dalla Romania o dall’Albania e da molti altri luoghi, il paese ha goduto di questa presenza stanziale, ormai radicata sul territorio. Ma con il crescere dei flussi migratori e con la trasformazione del ruolo del Mediterraneo nel panorama europeo, qualcosa è cambiato anche qui.

Ancora una volta Scicli si è rimodellata, come le nuvole che la sovrastano. Ancora una volta la comunità sciclitana ha rimesso in discussione la propria identità per capire “l’altro” e, come spesso accade, per capire una parte di sé. Ma il percorso su questa strada è difficile e pieno di inganni, come la paura che il fenomeno migratorio possa indebolire il turismo. Il 30 settembre 2013 davanti alla spiaggia di Sampieri, 13 profughi eritrei sono morti in un incidente che ha coinvolto la barca su cui viaggiavano. Un fatto che scosso la popolazione, che ha intravisto il volto drammatico della migrazione.

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30 settembre per Scicli, 3 ottobre per Lampedusa: due momenti tragici, di svolta e di presa d’atto della drammaticità del fenomeno migratorio sulle nostre coste. Due momenti che hanno toccato nel profondo la popolazione. In occasione dell’anniversario, nel 2015, la Casa delle Culture ha organizzato un flashmob in una delle vie principali di Scicli. Una strada turistica, conosciuta e frequentata, che si è illuminata di piccole fiamme di candela e colorata con scritte in tutte le lingue che hanno detto “mai più”. I ragazzi e le ragazze hanno appeso ad un telo bianco dei disegni con la loro storia, il loro viaggio in barca. Alcuni ragazzi erano emozionati, ci racconta Davide, volontario della casa; altri sembravano distaccati, forse per la rimozione dei ricordi alla quale il dolore, a volte, ti porta.


In questo contesto l’apertura della Casa delle Culture poteva essere inserita in una delle tante trasformazioni che Scicli ha vissuto: da città dell’accoglienza turistica, a luogo di accoglienza di chi fugge dalla disperazione. Ma per breve un momento invece, è stata un’occasione per dar voce alla paura del diverso. Nel momento in cui la Casa è stata inaugurata, ci sono state alcune proteste rumorose di una parte di cittadini, corredate anche da una raccolta di firme di alcuni commercianti contro il nuovo centro. Un clima che poteva demotivare e disorientare gli operatori e tutti coloro che hanno contribuito a costruire il progetto. Paradossalmente però le polemiche hanno contribuito ad innescare l’interesse di molti. Una spinta positiva che ha coinvolto persone che non facevano parte della chiesa metodista e che guardavano con favore a ciò che sarebbe nato nelle vie del centro storico. Un po’ come il ritmo del mare sugli scogli: senza l’onda non ci sarebbe la risacca e la roccia non potrebbe essere vista per quello che è.


giovannaQuesto è uno snodo del reportage, che si sviluppa seguendo la rete intrecciata intorno alla Casa delle Culture. Qui puoi decidere tu.
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Un pezzo dopo l’altro

La città è una rete di strade, vicoli e saliscendi. Ma anche di conoscenze e relazioni con le quali la Casa delle Culture lavora ogni giorno, coltivandole e valorizzandole: elementi, dicono loro, indispensabili per svolgere un lavoro di accoglienza utile. Nel tempo questa rete è stata alimentata da iniziative organizzate per la città, da collaborazioni con le associazioni del territorio e dal semplice conoscersi e condividere un pezzo di strada insieme. La Casa collabora con Terres des Hommes, che tra le mura del centro gestisce il supporto psicologico per i ragazzi e le ragazze, oltre a occuparsi di alcune lezioni di italiano. Ma anche con Libera, o con Legambiente, con la quale MH ha pulito la spiaggia di Scicli e la via turistica che porta a San Matteo, luogo perfetto per godersi la vista sulla città. Un sistema aperto e virtuoso di crescita e aiuto reciproco: Scicli partecipa in modi diversi alla vita della Casa e collabora alla buona riuscita del lavoro, e dall’altra il centro è un punto di riferimento sempre aperto alla città.

Tra le tante iniziative, può così capitare di arrivare alla Casa delle Culture la sera in cui si festeggiava l’inizio di un nuovo anno di attività. Dalle tre porte la musica si fa strada attraverso i vicoli. Nel cerchio di tamburi che faceva vibrare le pelli e le pance di chi ascoltava, tutti erano partecipi. Anche gli anziani al bordo sala si godevano lo spettacolo. Un ragazzo che vive qui ha dedicato una canzone all’Italia e alla Sicilia: mettetevi comodi, ha detto, e godetevi questa canzone.

Su una delle alture che circondano la città, si staglia il Convento del Rosario, centro diurno per minori in difficoltà. Con attività e laboratori di educazione alla legalità, al conflitto, all’affettività, alla stima di sé e alle emozioni, il centro lavora per il reinserimento scolastico dei giovani e contro la dispersione scolastica che affligge anche la città di Scicli.

Una presenza storica per Scicli con cui la Casa delle Culture collabora in modo stabile: una relazione che nel tempo è andata ben oltre l’organizzazione di alcuni eventi comuni strutturandosi anche come un mutuo sostegno. In una piccola città il lavoro ecumenico  delle due strutture riesce a  portare speranza e dignità agli adolescenti in difficoltà, rappresentando una testimonianza di come impronte confessionali diverse possono essere un vantaggio e una risorsa, lavorando sul territorio.

Anche la scuola materna dell’Opera diaconale metodista, non confessionale e a pochi passi dalla chiesa metodista è parte di questa rete. L’asilo ospita una quarantina di bambini e insieme al centro di Mediterranean Hope e al Convento del Rosario si sono formate delle sinergie importanti.


franzoQuesto è uno snodo del reportage, che si sviluppa seguendo la rete intrecciata intorno alla Casa delle Culture. Qui puoi decidere tu.
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Il cammino per creare e consolidare la rete è lungo e per Scicli, che non ha mai avuto uno spazio dedicato gli adolescenti, la Casa delle Culture è un’opportunità per colmare un vuoto. Allo stesso tempo la città offre un ambiente per disegnare la rete per rendere normale l’accoglienza di minori stranieri non accompagnati, nel contesto di un servizio aperto a tutti.

Vanno
vengono
ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi più il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere più
il posto dove stai
F.De André, le Nuvole.

Questo reportage è a cura dell’Associazione Culturale Francesco Lo Bue/Radio Beckwith Evangelica .

Pubblicato a dicembre 2015.

Tutti i materiali prodotti sono di proprietà dell’Ufficio Otto per Mille della Tavola Valdese.