Una casa, una chiesa, una comunità

I metodisti di Scicli e l'impegno alla Casa delle Culture

Da un lato, la Casa delle Culture con il suo edificio imponente e le vetrine affacciate sulla strada; pochi passi prima, nei pressi di largo Gramsci, la chiesa metodista di Scicli e l’opera diaconale: due edifici bassi di colore giallo, un piccolo cortile con alcuni giochi per bambini e due scritte sulla facciata.

Questa è via Mazzini, a Scicli, uno dei baricentri che regge l’equilibrio di Mediterranean Hope in città.

Una vicinanza talmente evidente che molti dei nostri intervistati hanno parlato di “quartiere metodista”. I metodisti in città hanno una lunga tradizione di accoglienza e impegno che risale all’800 e ai fasci siciliani. Per capire l’attualità della Casa delle Culture bisogna partire da questa storia. Ce la racconta Franzo Trovato, presidente del consiglio di chiesa.

Durante il fascismo la chiesa metodista di Scicli subì una serie di episodi di persecuzione. Il più grave, racconta Franzo, fu quando la sede della chiesa, dove avvenivano i corsi di alfabetizzazione per braccianti, venne devastata e bruciata dai fascisti che sospettavano che i sillabari utilizzati fossero messaggi in codice utilizzati dagli antifascisti.

Se si guarda all’intreccio della storia tra comunità metodista e città di Scicli si possono trovare un po’ ovunque i segni della presenza degli evangelici. La vecchia e la nuova sede della chiesa, i luoghi nel tempo utilizzati per svolgere molte delle attività che l’hanno vista protagonista. Tra questi segni c’è un quartiere particolare, dove fino a qualche anno fa si incontravano ancora persone che dicevano “una volta ero evangelico”. Anche in questo caso è Franzo ad accompagnarci nel viaggio della memoria che ci aiuta a comprendere come mai la Casa delle Culture ha potuto mettere radici in città.

Una delle attività della chiesa è l’Opera metodista, nata nel 1968. Oggi è una scuola per l’infanzia che accoglie molti bambini, soddisfacendo parte della domanda in città, ed è sostenuta dall’Otto per mille valdese. Ce la racconta Teresa Mania, la direttrice.


Dalle radici ai frutti

Come si è tradotta per la chiesa metodista di Scicli questa storica tradizione di impegno con l’arrivo di Mediterranean Hope? Tutto è cominciato con una proposta che la piccola comunità ha accettato non senza alcune perplessità. L’impresa sembra infatti molto più grossa delle forze disponibili.

Alcuni membri di chiesa sono impegnati in prima persona come volontari. «Non per questo gli altri non sono d’accordo e non ci sostengono» dice ancora Franzo. Secondo Francesco Sciotto, pastore a Scicli, un progetto di questo tipo è stato capace di riattivare le energie della comunità, dissipando parte dei dubbi e permettendo di riscoprire un ruolo nuovo in città.


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Il progetto a Scicli non potrebbe probabilmente avere la forza che ha senza la comunità della chiesa metodista alle spalle. Come ad esempio l’impegno di persone come Teresa Madia che descrive i motivi del suo lavoro volontario nella Casa.

 

La Casa delle culture, la sede della chiesa metodista e quella dell’Opera diaconale sono lontane davvero poche centinaia di passi. È una distanza minima, che si percorre in due minuti appena, ma è anche, a livello simbolico, il segno di una prossimità con una chiesa locale che ha superato i dubbi e le incertezze e accolto il progetto.

Anche l’Opera diaconale è stata coinvolta. «Questa vicinanza ci fa lavorare meglio – racconta Teresa – Con i bambini siamo andati al Centro a giugno e abbiamo fatto i pannelli che sono appesi».


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Le lenzuola realizzate, appese ad una parete della Casa delle culture, raffigurano decine di mani di tutti i colori e sono una delle prime cose che si vedono entrando. Ma le attività comuni sono molte. «Quello che proponiamo ai nostri bimbi cerchiamo di farlo coinvolgendo anche la Casa delle culture» dice Teresa Mania.

Una comunità che offre e riceve anche, come nel caso dei battesimi di alcuni bimbi figli di ospiti della Casa delle Culture o come la presenza, ogni tanto, di alcuni dei ragazzi del Centro, provenienti da chiese metodiste in Africa, al culto, la domenica.

«Abbiamo avuto delle ragazze madri che hanno scelto di far battezzare le loro bambine nella nostra chiesa. Abbiamo fatto questi battesimi, molto partecipati, uno addirittura insieme a un bambino della nostra comunità» dice Franzo Trovato che poi cita tanti altri episodi.

Questo reportage è a cura dell’Associazione Culturale Francesco Lo Bue/Radio Beckwith Evangelica .

Pubblicato a dicembre 2015.

Tutti i materiali prodotti sono di proprietà dell’Ufficio Otto per Mille della Tavola Valdese.