La mano tesa al mondo

Il progetto educativo del centro che guarda oltre l'integrazione

Una delle cose più importanti da fare quando si entra in un contesto nuovo, è imparare a comunicare con gli altri. Nessuno dei ragazzi e delle ragazze che giungono alla Casa delle Culture di Scicli sa parlare italiano, ed è per questo che dopo averli sistemati e accolti, la prima preoccupazione degli operatori è iscriverli a scuola.

A Scicli c’è solo una scuola superiore, l’istituto “Quintino Cataudella”, che ha vari indirizzi: il liceo scientifico, il classico, il tecnico economico e l’agrario, in quattro sedi dislocate in parti diverse della città. Un istituto che conta 1800 alunni e che oltre alla didattica pone attenzione allo sport come mezzo di sviluppo e crescita, e lavora sull’innovazione tecnologica.

Andare a scuola significa uscire dalla abitudine accogliente di casa e imparare a spostarsi per la città, a muoversi e a sostenere nuove relazioni. Così come per tutti gli studenti, uscire dalle mura domestiche è il primo passo nel mondo degli adulti, che giorno dopo giorno si impara a conoscere meglio: gestendo il proprio tempo, costruendo la propria quotidianità e soppesando la relazione con i propri pari, che non necessariamente conoscono la tua storia. Per chi arriva da lontano è un’occasione unica, da non sprecare.


Non solo a scuola

Ma non c’è solo la scuola. I ragazzi e le ragazze della Casa delle Culture seguono dei corsi di alfabetizzazione al Centri Provinciale per l’Istruzione degli Adulti (Cpia) di Modica. I Cpia comprendono al loro interno i vecchi Centri Territoriali Permanenti e sono uno strumento utile per approfondire le conoscenze linguistiche, ma anche per poter entrare o rientrare in un percorso formativo. Non quindi un servizio dedicato agli stranieri, ma rivolto a tutti coloro vogliano rafforzare o equiparare le proprie competenze scolastiche al sistema italiano. Dal lunedì al venerdì i ragazzi partecipano a lezioni pomeridiane di un paio d’ore, divisi in gruppi.

Il gruppo di pari che abbiamo conosciuto, così fondamentale per la crescita di ognuno, qui lascia spazio ad altro: alla conoscenza intergenerazionale di persone molto diverse, accomunate ai ragazzi dalla voglia o dalla necessità di alfabetizzarsi o conseguire un titolo. Uscire dal gruppo dei pari è altrettanto importante, così come uscire, questa volta, dai confini di Scicli: prendendo un pullman per Modica; aspettandolo, perdendolo e rincorrendolo. Oppure discutendo con gli educatori a lungo perché si vuole rimanere a casa.


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Secondo l’equipe della Casa delle Culture gli strumenti che offre la scuola, uniti a quelli del Cpia sono un bagaglio essenziale per potersi muovere nel Paese. Ma in che modo le opportunità offerte dal sistema di istruzione pubblico si possono incrociare in modo virtuoso ad altre esperienze, creando così modello replicabile in altre situazioni? Può essere davvero un “pacchetto” che garantisce ai ragazzi gli strumenti necessari per adattarsi e crescere in questo nuovo contesto? La sinergia tra le forze e le competenze che già ci sono sul territorio, dunque, è l’orizzonte giusto della lavoro. Le difficoltà esistono, ma la sfida è superarle, facendo diventare questo modello fruttuoso per tutti gli attori coinvolti.


‘A livella

In una poesia del 1964, Antonio De Curtis, che in arte fu Totò, parla della morte come di uno strumento che appiana le differenze e uniforma tutte le persone: una livella. Spesso il primo attributo che viene accostato ai giovani migranti è la parola straniero, con le difficoltà di comunicazione e spaesamento che abbiamo già raccontato.

Ma alla Casa delle Culture, l’esperienza quotidiana ha permesso di comprendere che gli ospiti sono prima di tutto ragazzi, e che tutte le esperienze sono accomunate da una livella generazionale che porta all’appiattimento di qualunque differenza culturale o etnica: l’adolescenza. Una livella che non cancella le storie spesso pesanti e tragiche che come un’ombra i ragazzi si portano dietro. Ma che consente di considerarli attraverso un piano di realtà nuovo, dove le parole  e le definizioni che si accostano ai ragazzi e alle ragazze sono tante e ricche di sfumature. Sempre, però, adolescenti.

L’adolescenza, quella dei minori non accompagnati di MH e dei loro coetanei di Modica o di Scicli, è una comune condizione esistenziale, che gestisce in modo non convenzionale i confini culturali e linguistici. Se qualcuno parla in inglese è più facile, altrimenti non è un problema, un modo si trova, anche a gesti. In questa età in cui ci si chiede per la prima volta il senso della propria esistenza, concentrarsi su quella degli altri è paradossalmente meno complicato. Elisa ci racconta che, come molti della sua età, percorre chilometri in bus per arrivare qui da Modica, per incontrare le persone e passare del tempo nella Casa. Si guardano dei film, si gioca insieme, ci si racconta. Oppure si partecipa alle attività che gli operatori propongono per gli ospiti e per la città. Non si riesce, però, a studiare. L’adolescenza è una potente forma di mediazione interculturale.


redouaneQuesto è uno snodo del reportage, che si sviluppa seguendo la rete intrecciata intorno alla Casa delle Culture. Qui puoi decidere tu.
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Oltre ai percorsi formativi istituzionali, l’educazione e la crescita dei ragazzi passa anche dalla vita quotidiana. Ed è per questo che gli operatori pongono molta attenzione ai processi insiti nel modello di vita comunitaria. L’interazione e la relazione che questi luoghi riescono a creare, non solo tra ragazzi, ma anche con gli adulti, spesso fanno nascere nuove situazioni e nuove relazioni di affetto e di amicizia.


Tutta l’attività di MH a Scicli non avrebbe senso senza l’intreccio tra la relazione e i percorsi pedagogici che la struttura propone. Le tele tessute dal Centro con le istituzioni e le associazioni della città, sarebbero deboli senza quelle tra i ragazzi e tra le persone che ruotano qui intorno. La scuola, il Cpia, o il Rosario non sono attività per riempire il calendario di chi vive alla Casa delle Culture, ma veri e propri brodi di cultura per far nascere nuove occasioni e possibilità di crescita per tutti. Carmela lo racconta con emozione: sua figlia è arrivata alla Casa per curiosità, grazie ai rapporti che ha creato a scuola con i suoi coetanei. Lì ha conosciuto molti amici, tra cui Jaja, che poi è diventato parte della famiglia. Un rapporto inaspettato, nato dalla possibilità di conoscersi, che ha cambiato la loro vita.

La Casa delle culture, i suoi percorsi educativi, le attività e le occasioni che vengono create sono realmente degli strumenti per cambiare la vita delle persone, per migliorarle, per illuminarle con l’incontro dell’altro. Un cambiamento che non riguarda solo i minori ospitati, ma tutti i satelliti che ruotano intorno al Centro, i cittadini, le associazioni, i commercianti: tutti coloro che fanno un passo oltre la soglia di una delle tre porte, che accettano l’impegno della curiosità e la sfida dell’accoglienza del prossimo.

Questo reportage è a cura dell’Associazione Culturale Francesco Lo Bue/Radio Beckwith Evangelica .

Pubblicato a dicembre 2015.

Tutti i materiali prodotti sono di proprietà dell’Ufficio Otto per Mille della Tavola Valdese.