Le strade di Scicli

L'intreccio di storie alla Casa delle Culture

Ci sono luoghi che assomigliano ad un approdo, anche se non si affacciano direttamente sul mare. Sono posti da scoprire, al cui interno si sviluppano e incrociano le storie delle persone.

Uno di questi è a Scicli, cittadina siciliana adagiata all’incrocio di tre valli, nel comprensorio dei monti iblei. Una terra antica, che trasuda secoli di storia, sulla quale gli incroci di culture passati e recenti hanno disegnato un panorama umano unico, profumato di tradizioni e apertura verso il mondo.

Una terra in cui il 12 dicembre 2014 ha messo radici una delle gambe del progetto Mediterranean Hope (MH) della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia: la Casa delle Culture. Una struttura, finanziata dall’Otto Per Mille valdese con 687.000 euro per gli anni 2014 e 2015 che, in collaborazione con il Cpsa di Pozzallo, si occupa di accogliere categorie vulnerabili tra i migranti approdati sulle coste europee.


Una Casa delle Culture

Se si varca una delle porte della casa si scopre un mondo con i propri equilibri e il suo intreccio di storie. Ci vuole un po’ di tempo per decodificare dove si è approdati, guardare i volti, parlare con chi si incontra e seguire le persone nei diversi spazi, che si aprono intorno, intrecciati e sovrapposti tra loro, come in un groviglio. Dentro a questo gomitolo si possono ascoltare le storie dei giovani ospiti, spesso minori non accompagnati, che per settimane o mesi abitano il salone, le stanze e tutti i diversi ambienti della struttura.

Sono racconti che aprono finestre sull’abisso che quotidianamente, incessantemente, come una macchia d’olio si allarga sul mare che bagna le nostre coste. Storie che vengono ripercorse spesso con il nodo alla gola e gli occhi che guardano lontano.

Ognuno ha la sua biografia, il suo percorso, il suo carico di violenza vista o subita. C’è chi è partito dal Gambia o dal Ghana e ha attraversato mezz’Africa con i propri quindici anni, fino alla Libia. C’è chi racconta del deserto libico, della fame, della sete. C’è chi parla delle prigioni in Libia, della violenza, delle botte subite. C’è chi racconta del numero di barche cambiate per attraversare il Mediterraneo: prima una piccola, poi una grande, poi un’altra ancora. C’è chi accenna ai parenti e agli amici lontani di cui non ha notizie o ai compagni di viaggio caduti, dispersi, feriti. C’è chi parla del caldo soffocante o del freddo pungente.

È una delle narrazioni collettive del nostro tempo, ancora in gran parte da decifrare per chi vive in Europa, spesso soffocata dal peso di parole che spogliano ogni vissuto della sua umanità, del suo essere un’esperienza unica e da accogliere.

In questo reportage raccontiamo però solo una parte di queste narrazioni: la porzione che inizia da quando chi è più fortunato approda sulle coste europee e comincia un percorso nuovo nelle nostre società.

La Casa delle Culture, infatti rappresenta uno spartiacque nella vita dei suoi ospiti che è importante raccontare in tutte le sue dimensioni anche per sottolineare che laddove si vuole e si opera per essa, la speranza c’è e si risveglia potente nelle biografie spezzate di chi arriva.

Soffermarsi su di una parte della storia non significa cancellare l’altra, ma fare una scelta: vuol dire provare a raccontare il momento in cui la disperazione diventa idea che le cose possano continuare, la paura si tramuta in sollievo, l’arrivo lascia il posto ad una nuova partenza.

Vuol dire lasciar sedimentare ciò che è alle spalle per poterlo affrontare in futuro.

Questa è la storia della Casa delle Culture di Scicli.

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Come per Lampedusa il racconto si snoda attraverso una menù interattivo. Qui sotto è rappresentata Scicli con il suo intreccio di strade e palazzi. All’interno della città vivono, lavorano e operano molte persone. Ne abbiamo scelte sei che condurranno il lettore nella scoperta delle diverse dimensioni del lavoro di Mediterranean Hope. Come accade in molti paesi della nostra Penisola, nel dedalo di stradine ci si può perdere o si può improvvisamente scegliere di cambiare strada. Ogni tanto, lungo il testo sono quindi segnalati in rosso gli incroci attraverso i quali cambiare percorso e proseguire l’esperienza.

Lasciatevi guidare.


franzo
mauro
piero
osvaldo
redouane
giovanna

Questo reportage è a cura dell’Associazione Culturale Francesco Lo Bue/Radio Beckwith Evangelica
ed è stato realizzato da Reportage: Matteo De Fazio e Matteo Scali
Illustrazioni: Leonora Camusso
Montaggio video: Simone Benech.

Pubblicato a dicembre 2015.

Tutti i materiali prodotti sono di proprietà dell’Ufficio Otto per Mille della Tavola Valdese.