In Cameroun per riempire gli spazi

Alcuni interventi dell'Otto per Mille nel cuore dell'Africa

Douala, Cameroun. Con quasi 3 milioni di abitanti, la città gestisce la maggior parte dei movimenti economici del paese e ne è la capitale commerciale. Il grande fiume Wouri divide la città e si posa dolcemente nel mare, dalle cui sponde è possibile pescare un ottimo pesce. Le strade sono caotiche, il traffico uniforma qualunque panorama. Le vie sono polverose, ma ad esserlo è anche l’aria, la luce, il cielo: un misto di umidità, smog e sabbia. Molto meglio d’estate, dicono, la stagione nella pioggia; almeno devi solo evitare le pozzanghere. Le strade principali sono asfaltate, ma la maggior parte delle altre no. Tutta questa polvere sarà fango.

Per riempire un barattolo con pietre, ghiaia e sabbia occorre inserirle in quest’ordine perché entrino tutte, infilandosi ognuna negli interstizi delle altre. In un modo simile, a Douala i veicoli sono sempre incastrati tra loro: il traffico è un fenomeno strano, qui. Camion sparsi – che di giorno non potrebbero circolare – e, tra gli interstizi, le auto. La maggior parte delle macchine sono taxi, vecchie Corolla indistruttibili piene di passeggeri: il massimo è cinque persone, ma non è raro vederne di più all’interno. Tra una macchina e l’altra, le moto. Queste, invece, sono praticamente tutte dei taxi. Non viaggiano mai a vuoto e, oltre al conducente, portano anche due persone. Tre, per i piloti più arditi. Sono indispensabili nel traffico della città, ma spesso sono causa di ingorghi e incidenti.

Tra un mototaxi e un altro, negli spiragli, biciclette e pedoni. Ogni spazio della strada è pieno, e il flusso si muove in tutte le direzioni. Sembra un fiume, fatto di diverse forze e correnti. Svoltare, invertire marcia, imboccare una strada laterale sembrano operazioni impossibili per chi non è abituato a questo scenario: un semplice movimento del corso, invece, per chi naviga nel fiume di latta e gasolio. Quando si è all’interno, ci si lascia trasportare da questa insolita corrente: sembra incredibile non urtare gli altri ogni istante, ma col tempo è chiaro che è tutta questione di sensibilità. Gli ultimi interstizi sono riempiti dalla compagna di ogni viaggio, con la sua presenza costante e inesorabile: la polvere.

Questo reportage è a cura dell’Associazione Culturale Francesco Lo Bue/Radio Beckwith Evangelica .

Pubblicato a aprile 2016.

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