Progetto Brainer

La fisioterapia del cervelllo

Si dice spesso che la tecnologia può rendere migliore la vita, ma sono gli esempi pratici che riescono davvero a rendere l’idea di questa realtà.

Non quanto il sorridente entusiasmo di una nonnina davanti al suo tablet, ma quasi.

Il progetto Brainer è stato attuato in quattro strutture della Diaconia Valdese per aiutare gli ospiti a fare fisioterapia mentale. Nel caso delle persone anziane, ha l’obiettivo di mantenere agile ed allenato un organo che, al pari di un muscolo, ha bisogno di essere costantemente stimolato per restare in forma. Un progetto ambizioso, ma che dati i risultati già si pensa di far uscire dalle strutture ed espanderlo sul territorio, con una distribuzione capillare e domiciliare.

Coordinatrice del progetto Brainer è Paola Paschetto.

Attivato in quattro strutture del coordinamento Opere Valli, Asilo dei vecchi di San GermanoUliveto, Casa delle Diaconesse e Rifugio Re Carlo Alberto, il progetto conta attualmente nel complesso 28 utenti, scelti tra gli ospiti, che vengono seguiti dagli operatori in un percorso di ginnastica cerebrale.

Anche se l’attività in sé all’esterno può apparire quasi come un gioco, la serietà ed il rigore sono alla base di tutta la progettazione. La scelta degli strumenti tecnologici, del personale da coinvolgere, del protocollo operativo e delle modalità di attuazione e verifica costante dell’andamento della sperimentazione sono un aspetto fondamentale.

Come spesso accade, l’aiuto dell’Otto per Mille permette il germogliare di spin-off più ampi ed articolati dei progetti per i quali il finanziamento viene inizialmente richiesto. In questo caso, l’obiettivo è portare questo tipo di attività riabilitative al di fuori delle strutture, direttamente sul territorio e a tutti coloro che vorranno farne liberamente richiesta.


L’attuazione del progetto Brainer è importante non soltanto per gli effetti che produce, ma soprattutto per le motivazioni che ne hanno permesso la nascita: l’idea che il benessere delle persone anziane passi dalla conoscenza approfondita dell’individuo, della sua storia, delle sue esperienze, indica come stia cambiando il modo di intendere la cura.

Non esiste soltanto l’intervento in caso di patologie, ma anche il miglioramento della qualità della vita, il benessere inteso come stato di salute fisica e mentale, il coinvolgimento della persona anziana in un contesto nella quale possa tornare ad essere una componente attiva, una risorsa, in quanto depositaria di un patrimonio inestimabile di esperienze e virtù.

Ringiovanire a ottant’anni

L’entusiasmo è un volano che si autoalimenta. Da cosa nasce cosa, perché la mente, quando è attiva e stimolata, a cascata aziona meccanismi creativi in tanti ambiti diversi, osservando la realtà con curiosità ed interesse. In pratica, vive. Vive e riscopre ciò che aveva perduto, oppure fa nuove scoperte che la stuzzicano a volerne di più. E per ottenere questi risultati non è necessario chissà quale complesso training, basta un po’ di forza di volontà ed un pizzico di amore per sé stessi. Il resto viene da sé, con naturalezza, con gioia.


La persona è al centro di tutto

Sono molti i professionisti che a vari livelli lavorano al progetto Brainer, ma sono tutti accomunati dalla volontà di progredire principalmente in due direzioni. Da una parte, realizzare un ambiente che possa risultare stimolante e piacevole per gli utenti del servizio, in modo che la permanenza nelle strutture sia vissuta come stare a casa propria.

Da un altro punto di vista, progredire professionalmente verso strategie cliniche innovative, che possano essere efficaci senza essere invasive, per offrire un supporto valido e costantemente rivolto verso il miglioramento e la ricerca di nuovi metodi di cura.

Quattro chiacchiere in giardino

Il progetto di neuroriabilitazione viene realizzato operativamente con i pazienti dalla psicologa Mara Cirigliano, che è coadiuvata da un comitato scientifico, composto dalla dottoressa Rossi, dal dottor Griso e dal dottor Bonansea. I responsabili delle singole strutture sono stati coinvolti nella prima fase per individuare i possibili candidati alla sperimentazione.

La neurostimolazione non è nuova come tecnica riabilitativa; veniva e viene tuttora praticata con mezzi tradizionali, come carta e matita, ma con dei limiti oggettivi, quali la necessità di maggiori capacità di coordinazione e mantenimento dell’attenzione. Lo strumento tecnologico, agevolando e facilitando l’interazione, riesce a superare alcuni grossi limiti, risultando più efficace. Rispetto ai farmaci, questo approccio terapeutico è in grado di riattivare alcune abilità che, con il passare del tempo e con l’insorgere di patologie degenerative, rischiano di venir meno.

Allenarsi divertendosi

Ma come ogni nuova avventura, anche in questo caso la scintilla iniziale è fondamentale. Aiutati che il Ciel ti aiuta, si dice, e in questo frangente sicuramente la curiosità serve. Naturalmente occorrono alcune abilità residue, ma la forza di volontà è imprescindibile per ottenere qualsiasi risultato.

E non si deve pensare che l’utilizzo della tecnologia possa essere un ostacolo per chi è già un po’ avanti con gli anni, anzi, è proprio questo, al di là delle apparenze, la chiave per rendere facile un’attività che è comunque impegnativa, e per portare fuori dalla struttura il progetto stesso.

Le persone che vivono indipendentemente a casa propria possono comunque accedere al piano riabilitativo, e questo è l’auspicio del team, che sta già progettando una richiesta specifica da rivolgere all’Otto per Mille.

È vero, un campione di ventotto pazienti non può essere considerato molto significativo, ma i risultati sono positivi ed incoraggianti, ed è questo che conta in questo frangente, soprattutto perché non si tratta di rischiare effetti collaterali o maggiori problemi in caso di fallimento.

Questo aspetto è fondamentale se si considerano le possibilità che hanno, oggi, gli anziani. Poter sperimentare un allenamento cognitivo non invasivo è un passo importante verso il trattamento dei problemi legati all’invecchiamento.

Questo reportage è a cura dell’Associazione Culturale Francesco Lo Bue/Radio Beckwith Evangelica .

Pubblicato a settembre 2015.

Tutti i materiali prodotti sono di proprietà dell’Ufficio Otto per Mille della Tavola Valdese.