A Napoli si cresce

L'Otto per Mille per i bambini e le bambine di Napoli
Un vulcano

Come quello che si vede dal finestrino della Circumvesuviana, che gira, gira, si ferma, l’aspetti, riparti. Si ferma. Un vulcano, come quello che domina la città, la identifica sulle cartoline, fa preoccupare con i suoi sbuffi che riportano alla mente storie lontane di cenere che sommerge, di siti archeologici che cadono a pezzi.

Attira la tua attenzione sulle centinaia di case costruite fin sulle sue pendici, che un tempo erano magma e calore. E domani chissà. Scalda una città fatta di vita, di morte, di storie, passione e fatica. Ti fa vibrare di curiosità e tremare come una foglia: coinvolgente come un terremoto.

Un terremoto

Come quello che nel 1980 scosse l’Irpinia, mettendo un punto alla storia di questa città. Punto e a capo. Lo trovi in tutti i discorsi, le visite, le descrizioni. C’è un prima e c’è un dopo.

Uno zero sul calendario partenopeo: prima del terremoto, dopo il terremoto. Dal 1980 la città è cambiata molto, da lì sono nati alcuni di quei borghi e di quei quartieri, rioni e strade, dove spesso si annidano fatica e disperazione.

Un quartiere

Quartieri vivi, quartieri “difficili”, come dicono i giornali; quartieri da cui puoi uscire “sgarruppato pure tu”. Quartieri come Forcella, Scampia, San Giovanni, Ponticelli. Se il sole è l’unità del tempo, il quartiere e il rione sono l’unità dello spazio. Tutto si svolge, accade e si sviluppa tra le vie o i vicoli.

Il rione, i vicoli del centro, sono diversi dal quartiere di periferia. Strade strette, balconi e panni stesi, da una parte. Spazi ampi, traffico che scorre, erba e container, dall’altra. A volte solitari, a volte opprimenti, ricchi di odori e di sguardi. Negozi, motorini, confusione e numeri da statistica. E tra un quartiere e l’altro, spesso, il nulla. I bambini imparano la legge del quartiere, con i suoi limiti e le sue ingiustizie, con le sue abitudini e con i muri che stringono; corrono affamati di altri spazi.

Uno spazio vitale

Qui, su 10 ragazzi, 4 non vanno più a scuola, finito l’obbligo. E lo spazio progressivamente si stringe.

Per ogni quartiere c’è un “dentro” e c’è un fuori. Ma accade che ci siano dei posti, in cui lo spazio cambia, si allarga. E all’improvviso, dentro il quartiere, ti sembra di essere fuori.

Fuori dai muri neri e soffocanti di Forcella, per esempio. O fuori dai container di Ponticelli, fuori. Ragazzi e ragazze cercano un nuovo spazio, dentro lo spazio. E associazioni come quelle che qui vi raccontiamo, li aiutano in questa ricerca.


Le infografiche

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Questo reportage è a cura dell’Associazione Culturale Francesco Lo Bue/Radio Beckwith Evangelica
ed è stato realizzato da Matteo De Fazio, Susanna Ricci e Matteo Scali
Infografiche: Leonora Camusso.

Pubblicato a maggio 2014.

Tutti i materiali prodotti sono di proprietà dell’Ufficio Otto per Mille della Tavola Valdese.